Un pensiero sulla comunicazione, l’immagine e la reputazione della rivista Maxim, partendo dal caso di Alberto Puliafito, giornalista freelance in attesa di pagamento che nelle ultime ore ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora. Che contiene fallimenti fantasma, risposte confuse, siti internet non aggiornati, nessuna certezza, fumose giustificazioni e molta arroganza.
Se non avete seguito la vicenda, vi consiglio di leggere prima questo post pubblicato su L’isola dei cassintegrati.
Letto? Bene.
Una rivista che fallisce nell’assoluto silenzio, un freelence (ma forse più di uno) a cui è stato rubato il proprio lavoro, un nuovo editore di cui si sa poco o niente e un direttore che risponde in maniera stizzita e provocatoria alle domande di blogger e giornalisti che stanno seguendo il caso (qui la discussione con Arianna Ciccone su Facebook, poi cancellata).
È legittimo pensare che Alberto stia danneggiando l’immagine della “nuova” Maxim (come insistono nel volerla chiamare) con la sua richiesta di essere pagato? Può il nuovo editore indignarsi con chi ha reso pubblica questa ingiustizia e scaricare tutte le colpe sul vecchio amministratore delegato? E soprattutto, è ammissibile che una rivista alle prese con un caso così delicato si permetta il lusso di gestire in maniera così grossolana la comunicazione? Le domande, ovviamente retoriche, hanno tutte la medesima risposta: “no“. » Read more..



