Maxim e la cattiva comunicazione

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Un pensiero sulla comunicazione, l’immagine e la reputazione della rivistaMaxim, partendo dal caso di Alberto Puliafito, giornalista freelance in attesa di pagamento che nelle ultime ore ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora. Che contiene fallimenti fantasma, risposte confuse, siti internet non aggiornati, nessuna certezza, fumose giustificazioni e molta arroganza.

Se non avete seguito la vicenda, vi consiglio di leggere prima questo post pubblicato su L’isola dei cassintegrati.

Letto? Bene.

Una rivista che fallisce nell’assoluto silenzio, un freelence (ma forse più di uno) a cui è stato rubato il proprio lavoro, un nuovo editore di cui si sa poco o niente e un direttore che risponde in maniera stizzita e provocatoria alle domande di blogger e giornalisti che stanno seguendo il caso.

È legittimo pensare che Alberto stia danneggiando l’immagine della “nuova” Maxim(come insistono nel volerla chiamare) con la sua richiesta di essere pagato? Può il nuovo editore indignarsi con chi ha reso pubblica questa ingiustizia e scaricare tutte le colpe sul vecchio amministratore delegato? E soprattutto, è ammissibile che una rivista alle prese con un caso così delicato si permetta il lusso di gestire in maniera così grossolana la comunicazione? Le domande, ovviamente retoriche, hanno tutte la medesima risposta: no.

Ora, io non sarò nessuno per insegnare a un editore come gestire la propria comunicazione, ma il direttore di Maxim non è nessuno per poter rispondere “tutto il resto è noia” alle richieste di chiarimenti su un fatto di cruciale importanza come la retribuzione dei giornalisti che hanno lavorato per il suo brand. Perché potrà ripetermi all’infinito che  ”il nuovo editore non ha niente a che fare con il vecchio“, però ilbrand è lo stesso e viene da sé che la cura dell’immagine e della reputazione diMaxim ricadono su chi sta attualmente al timone della rivista.

Siccome un po’ di cose sulla cattiva/buona comunicazione le ho imparate, grazie al lavoro che faccio, mi viene spontaneo domandarmi come mai il loro ufficio stampa non abbia ancora preparato un comunicato nel quale spiega con lusso di dettagli quale sia la posizione dell’editore, allo scopo da mantenere limpida la propria reputazione.

Caro direttore di Maxim, esiste un modus operandi che qualsiasi agenzia di comunicazione potrà consigliarvi per evitare di incorrere in errori grossolani come quelli che avete fatto fino ad ora. Le parole d’ordine in questi casi sono: trasparenza,sincerità e disponibilità a collaborare. È nel vostro interesse curare la reputazione della rivista e se veramente siete “innocenti” non abbiate paura a dirlo pubblicamente.

Ditelo, però, nel modo giusto.

La comunicazione è fondamentale, tutto il resto è spazzatura.

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P.S. Matteo Pascoletti mi dice che la pagina Facebook di Maxim Italia esiste ancora, ho corretto il post. Preciso però che io continuo a non poterla visualizzare, deduco quindi che l’accesso è limitato ai residenti in Italia.

di Marco Nurra | @marconurra
(6 aprile 2012)

- Riproduzione consigliata (citando la fonte)

Altri post sul caso Maxim:

L’isola dei cassintegrati

Blog di Alberto Puliafito

Tumblr di Arianna Ciccone

Blog di Matteo Castellani Tarabini

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