Get a site

Archive for 19 April 2012

Sgombero all’alba degli operai della Marettimo

Riporto il mio articolo sullo sgombero del presidio ai Cantieri Navali di Trapani, pubblicato su Il Manifesto del 19 aprile 2011. Lo pubblico sul blog perché nelle isole la diffusione del giornale va un po’ a singhiozzo e gli operai di Trapani non riuscivano a procurarne una copia. Buona lettura!

Con un ingente dispiegamento di reparti antisommossa, le forze dell’ordine hanno sgomberato ieri mattina all’alba il presidio permanente dei lavoratori dei Cantieri Navali di Trapani. Gli operai protestano da sette mesi contro la decisione di Giuseppe D’Angelo, ad della Satin S.p.A, di tagliare i posti emandare a casa i 56 dipendenti della controllata Cnt. I lavoratori dopo mesi di cassa integrazione hanno perfino occupato una petroliera, la Marettimo M., l’ultima costruita con le loro stesse mani. Dopo un anno di «cassa», la mattina della vigilia di Natale i lavoratori CNT si erano svegliati con una lettera di licenziamento.

Un risveglio non meno sconfortante quello di ieri, quando Antonino e Michele, rimasti a guardia del presidio per la notte, si sono visti accerchiare dalle forze dell’ordine. Le istituzioni avrebbero concertato l’azione repressiva d’accordo con l’impresa, a quanto dicono gli operai. Abbiamo intervistato uno di loro, Antonino Di Cola, per conoscere la dinamica dello sgombero. «Si sono presentati in cantiere alle 5,30 i reparti antisommossa di carabinieri, polizia, guardia di finanza e Digos, più alcune ambulanze. Saranno stati un centinaio di agenti». Al vedere tanti poliziotti aggirarsi per la banchina, i due lavoratori hanno pensato che si trattasse di una retata antimafia o di un’operazione antidroga. E invece no, quel piccolo squadrone era lì per Antonino e Michele, due operai senza lavoro, addormentati in una panda parcheggiata nel porto di Trapani, «una scena grottesta», sottolinea Di Cola. » Read more..

#SpanishRevolution, un anno dopo

Sono stato contattato dal programma Capital in the World di Radio Capital per una breve intervista sulla situazione spagnola (andata in onda il 19 aprile, min. 22:50). La domanda che molti in Italia si fanno è “che fine ha fatto il movimento degli indignados?”.

Con il soprannome giornalistico ‘indignados’ si fa riferimento al Movimiento 15-M, che un anno fa occupò le piazze di tutta la Spagna. Per accompagnare il mio breve intervento radiofonico, ho deciso di scrivere questo post con alcuni link utili per gli ascoltatori di Radio Capital (il post verrà pubblicato sulla bacheca Facebook del programma durante il mio intervento). Per ovvie ragioni, questo post è un approfondimento express molto sintetico. Una sorta di bussola. » Read more..

Benetton risponde al nostro appello contro i licenziamenti #Autogrill

Dopo meno di 24 ore Alessandro Benetton risponde al nostro appello contro i licenziamenti Autogrill, lanciato dal Popolo Viola in collaborazione con L’isola dei cassintegratiÈ un grande risultato: chi conosce le dinamiche sindacali sa che per ottenere una risposta ufficiale a volte servono molti mesi di proteste e scioperi.

Buongiorno a tutti, rispondo solo ora perché, come in molti già sanno, ci tengo a farlo di persona. Nelle ultime ore alcuni di voi mi hanno chiesto, intervenendo su questa pagina, di prendere una posizione rispetto a temi relativi alla società Autogrill. Autogrill è una società che è quotata presso la Borsa di Milano e ha quindi un suo management e governance ben distinti da quelli di Benetton Group. Non è mio compito nè è legittimo che io intervenga nella gestione operativa di un’azienda che non è quella per la quale ricopro incarichi operativi. Allo stesso tempo ho piena fiducia nell’operato del management di Autogrill che so si sta occupando di questa questione.” (qui potete leggere il messaggio originale)

Un precisazione: vogliamo ricordare ai lettori (e a lui) che Alessandro Benetton fa parte del Consiglio di Amministrazione di Autogrill, quindi un ruolo di responsabilità nell’azienda lo ricopre eccome. Ma su questo torneremo nei prossimi giorni. » Read more..

Impara dalla Mafia, in libreria

"Impari dalla mafia"

Qualche settimana fa, vagando per l’aeroporto di Madrid in attesa del mio volo, sono entrato in una libreria-edicola di quelle piccole e affollate, la metà libri, il resto souvenir e cazzate per turisti. E turisti.

Tra le novità letterarie al centro dello scaffale spiccava questo libro: “Impari dalla mafia – Come raggiungere il  successo nella sua impresa (legale)” scritto da Louis Ferrante, ex membro del clan Gambino, una delle più potenti famiglie mafiose di New York.

Dopo la sorpresa iniziale, la curiosità. L’ho preso, sfogliato, letto qualche pagina (se lo trovassi in biblioteca probabilmente lo leggerei). E infine l’amara constatazione che Mafia‘ è un marchio che all’estero vende, un po’ come il famoso e ormai privo di significato ‘Made in Italy‘. (Vi consiglio di leggere anche questo post di Giulio Cavalli, che propone un’interessante riflessione sull’argomento).

» Read more..

Il nostro Messico del futuro – #NiñosIncómodos

Voglio condividere con i miei 10 lettori un video virale che sta girando parecchio in Messico: in soli tre giorni ha raccolto oltre 2 milioni e mezzo di visite su Youtube (cifra aggiornata il 13 aprile).

È un cortometraggio, molto ben realizzato, che denuncia i grandi problemi della società messicana e lancia un appello ai candidati alle prossime elezioni governative. Non aggiungo altro per il momento… Buona visione:

OPINIONE A CALDO

Inizia il video, la prima cosa a colpirmi è la contundenza con cui l’immagine del bambino che fuma ci introduce in una realtà quotidiana fatta di rapine a mano armata, sequestri, corruzione e violenza. Il fatto di vedere dei bambini fumare, rapinare, minacciare, impugnare mitra, sequestrare e uccidere, amplifica senza dubbio la percezione dell’allarme sociale. » Read more..

Maxim e la cattiva comunicazione

Rivista Maxim (vecchia edizione)

Un pensiero sulla comunicazione, l’immagine e la reputazione della rivista Maxim, partendo dal caso di Alberto Puliafito, giornalista freelance in attesa di pagamento che nelle ultime ore ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora. Che contiene fallimenti fantasma, risposte confuse, siti internet non aggiornati, nessuna certezza, fumose giustificazioni e molta arroganza.

Se non avete seguito la vicenda, vi consiglio di leggere prima questo post pubblicato su L’isola dei cassintegrati.

Letto? Bene.

Una rivista che fallisce nell’assoluto silenzio, un freelence (ma forse più di uno) a cui è stato rubato il proprio lavoro, un nuovo editore di cui si sa poco o niente e un direttore che risponde in maniera stizzita e provocatoria alle domande di blogger e giornalisti che stanno seguendo il caso (qui la discussione con Arianna Ciccone su Facebook, poi cancellata).

È legittimo pensare che Alberto stia danneggiando l’immagine della “nuova” Maxim (come insistono nel volerla chiamare) con la sua richiesta di essere pagato? Può il nuovo editore indignarsi con chi ha reso pubblica questa ingiustizia e scaricare tutte le colpe sul vecchio amministratore delegato? E soprattutto, è ammissibile che una rivista alle prese con un caso così delicato si permetta il lusso di gestire in maniera così grossolana la comunicazione? Le domande, ovviamente retoriche, hanno tutte la medesima risposta: no. » Read more..

Powered by AlterVista